Usare i contributi dello Stato per rilanciare l’impresa attraverso l’ecommerce: Intervista ad Angelo Calò

Esistono tante vie per reperire fondi da destinare all’aumento dei tuoi guadagni attraverso l’ecommerce. In questa intervista ad Angelo Calò, Commercialista e Consulente aziendale esperto in Marketing e Comunicazione d’impresa, tutte le indicazioni per accedere ai contributi statali post-lockdown.

Nel periodo di rallentamento e incertezze successivo al lockdown, le piccole e medie imprese investono sul mercato digitale: come già evidenziato in un mio precedente articolo, secondo una ricerca ISTAT del dicembre 2019, le vendite online hanno avuto una crescita del 38%. E ti dirò di più: durante il lockdown i clienti del commercio elettronico sono triplicati e, secondo una ricerca Netcomm, cresceranno del 55% nel corso del 2020.

È chiaro quindi che la scelta di puntare sul digitale potrebbe rivelarsi quella vincente per risollevare un’economia provata da uno stop di più di 2 mesi. Ma come possiamo ricavare un piccolo risparmio per investire nel digital marketing e nella creazione di un brand su internet quando ci tocca fronteggiare mesi di perdite?

Ho voluto girare questa domanda ad Angelo Calò, Commercialista e Consulente aziendale esperto in Marketing e Comunicazione d’impresa e specializzato nell’aiutare imprese e liberi professionisti che versano in una situazione di difficoltà.

Dottor Calò, in questo periodo di difficoltà per le micro, piccole e medie imprese esistono contributi che lo Stato ha destinato all’apertura di un sito di ecommerce, alla promozione sul web oppure alla creazione di siti web?

Sì, esistono contributi sia statali che regionali per la digitalizzazione delle imprese. Ovviamente l’argomento è molto vasto per parlare nello specifico delle varie opportunità messe in campo dallo Stato o dalle Regioni.

Il mio consiglio è quello di avere le idee chiare su cosa si vuole creare nello specifico. Avere un progetto sulla carta, una squadra alle spalle che garantisca competenze interdisciplinari e successivamente procedere con l’aiuto di un professionista alla ricerca del contributo per lo sviluppo.

Spesso il problema principale non è il contributo in sé, ma la mancanza di un business model alle spalle. Un ottimo inizio sarebbe quello di seguire le linee guida del modello canvas.

Quindi anche Regioni o gli enti locali hanno stanziato fondi con la finalità di sbarcare sul web o aumentare i propri guadagni online?

La Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia hanno stanziato un contributo fino a 10 mila euro a fondo perduto a sostegno delle imprese che intendono sviluppare e consolidare la propria posizione sul mercato attraverso l’ecommerce, ma non è l’unica Regione che ha messo in campo dei fondi per le piccole imprese.

Come dicevo precedentemente tutto dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere, dalla tipologia di impresa, ecc.

Per esempio alcune regioni hanno inserito dei fondi per l’impresa femminile, per finanziare beni strumentali, oppure ancora per avere circolante, come nel caso della Regione Puglia. È un argomento molto vasto perché le variabili da tenere in considerazione sono tante.

Ad un giovane imprenditore direi dapprima di studiare il mercato, i competitor, di creare un proprio posizionamento, una squadra. Fatto questo potrebbe trovare la liquidità necessaria attraverso soci, parenti, oppure ancora attraverso il Crowdfunding, i Business Angel. Non sempre la soluzione migliore la si ritrova nei fondi pubblici messi a disposizione delle Regioni o dello Stato.

Quando non c'è la possibilità di accedere a contributi o finanziamenti da parte dello Stato, che occasioni hanno gli imprenditori per reperire fondi da investire sul web e sul commercio elettronico? Quale soluzione consiglierebbe ad un imprenditore o libero professionista?

Qualora l’impresa abbia difficoltà ad accedere a fondi pubblici o privati (finanziamenti bancari, mutui, ecc.) per il 2020 il Governo ha stanziato la possibilità di accedere a finanziamenti garantiti da parte dello Stato.

Uno degli strumenti messi in campo per le imprese è il finanziamento fino a 25 mila euro da restituire in 6 anni con una quota di pre-ammortamento di 24 mesi. Cosa significa questo? Che le imprese rimborseranno per i primi 24 mesi solo la quota interessi. Dal terzo anno in poi rimborseranno anche la quota capitale. Ovviamente l’importo del finanziamento non è di 25 mila euro, ma pari al 25% dei ricavi conseguiti nell’anno precedente.

Con la conversione del decreto è stato esteso l’importo massimo del finanziamento da 25 mila a 30 mila euro rimborsabili in 10 anni e non più in 6. Ovviamente molte banche ancora non hanno recepito tale modifiche avvenute nel decreto, pertanto le imprese che vorranno accedere al nuovo importo massimo dovranno attendere le istruzioni dalle stesse.

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Qual è la procedura per richiedere il contributo a fondo perduto previsto dal “decreto Rilancio” (Dl n. 34 del 19 maggio 2020)? Quali sono i requisiti?

Per richiedere il fondo perduto le imprese devono possedere 2 requisiti essenziali:

  • Aver subito un calo di fatturato superiore al 33% rispetto all’anno precedente. Il confronto viene effettuato tenendo in considerazione la somma dei corrispettivi e delle fatture elettroniche del mese di aprile 2019 con aprile 2020.
  • Non aver superato 5 milioni di ricavi nell’anno 2019.

L’ammontare del contributo spettante sarà determinato applicando una percentuale sulla differenza del calo di fatturato.

Le percentuali spettanti sono:

  • 20% per i soggetti che hanno conseguito ricavi fino a 400 mila euro nel 2019;
  • 15% per i soggetti che hanno conseguito ricavi tra i 400 mila euro ed 1 milione di euro nel 2019;
  • 10% per i soggetti che hanno conseguito ricavi tra 1 milione e 5 milioni di euro nel 2019.

Le imprese costituite nel 2019 che non hanno subito un calo del fatturato potranno accedere lo stesso al contributo usufruendo della quota minima spettante pari a:

  • 1000 euro per le persone fisiche:
  • 2000 euro per le società.

La quota minima sarà erogata anche alle imprese che hanno subito un calo di fatturato superiore al 33% qualora dal calcolo emerga una quota spettante inferiore a 1000 euro per le persone fisiche o 2000 euro per le società.  Fornisco un esempio pratico per chiarire il concetto.

Esempio

Ditta individuale con:

  • Fatturato annuo pari a 50 mila euro conseguito nel 2019
  • Fatturato aprile 2019 = 1000 euro
  • Fatturato aprile 2020 = 500 euro

In questo caso si verificano i 2 requisiti essenziali: aver conseguito ricavi nel 2019 inferiori a 5 milioni di euro e aver subito un calo del fatturato superiore al 33%.

La quota sarà pari a: (1000-500)*20%=100 euro

Si applica la percentuale del 20% in quanto l’impresa ha conseguito ricavi inferiori a 400 mila euro annui.

Dal momento che la quota spettante è inferiore a 1000 euro essendo una ditta individuale a tale azienda spetterà la quota minima pari a 1000 euro. Nel caso l’azienda in esame fosse stata una società la quota minima sarebbe stata pari a 2000 euro.

In merito alla procedura l’azienda potrà usufruire della collaborazione del proprio commercialista per i calcoli e per l’invio della domanda oppure potrà accedere con le proprie credenziali sul sito dell’agenzia entrate nella sezione “fatture e corrispettivi” per inserire i dati ed inviare autonomamente la domanda.

A chi possono rivolgersi gli imprenditori per avere informazioni ed assistenza per accedere ad una di queste misure?

Il mio consiglio è quello di rivolgersi a professionisti abilitati come i dottori commercialisti o a consulenti aziendali che si occupano di finanza agevolata.

Per avere maggiori informazioni potranno anche visitare il mio sito internet: www.angelocalo.com

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Enza