User interface e personal branding: i segreti per la creazione di un sito web performante

La user interface è la chiave del personal branding sul tuo sito web. In questa diretta Instagram con Valter Casetta, ho svelato le best practices e le strategie vincenti per un sito web che converte, a partire della grafica per arrivare alla ottimizzazione per dispositivi mobile… con un tocco di SEO 😉

Venerdì scorso sono stata invitata ad una diretta Instagram con Valter Casetta, digital marketer e scrittore.

È stata una conversazione molto interessante sulle best practices per la creazione e la gestione di siti web, con un focus particolare sul branding personale e aziendale, il marketing digitale e la user experience.

Abbiamo affrontato diverse tematiche importanti, come l’importanza di avere un sito web per rafforzare il personal brand, l’ottimizzazione per i dispositivi mobili, la grafica essenziale, la velocità di caricamento del sito e l’importanza della newsletter nell’interazione con gli utenti: per questo voglio lasciarti qui il video e la sua trascrizione.

Per la prossima diretta vorresti parlare di un argomento in particolare? Ti aspetto nei commenti!

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Enza è una professionista, una digital marketing, una esperta dei siti web. Questa sera è dedicata appunto alle best practices per la creazione di un sito web. Ora, se vuoi dire qualcosa anche tu su di te, per me va benissimo. Intanto ti faccio già subito la prima domanda, che è questa: quanto è importante oggi avere un sito web per rinforzare il brand aziendale o il personal brand?

Walter, innanzitutto grazie per l’invito e grazie per la presentazione. Come hai detto,mi occupo di sviluppo siti web orientati al digital marketing per liberi professionisti ed imprenditori, quindi collaboro con con professionisti e piccole imprese.

L’importanza del sito web a volte è sottovalutata ma per un professionista promuovere se stesso è cruciale: un sito web è il veicolo migliore per presentarsi ai clienti, per presentare non solo e non tanto i servizi, ma soprattutto te stesso. Per rafforzare il personal branding, quindi per mostrare chi siamo, cosa facciamo e come lo facciamo.

Attraverso una pagina specifica del sito, la pagina “Chi sono”, puoi presentarti, magari mostrare una tua foto, meglio ancora un tuo video. Ai clienti e ai partner più distanti, quelli che non hanno mai visto la tua faccia magari, farà sicuramente piacere vedere il tuo volto, è nella natura umana voler guardare in faccia le persone con cui abbiamo a che fare, no? Il lavoro di noi professionisti è un rapporto di fiducia: i nostri clienti, i nostri partner commerciali si devono fidare di noi.

Si dice che se non siamo direttamente sul web con un nostro sito, qualcun altro parlerà di noi e noi non potremo controllare quell’informazione. Quindi la cosa migliore è avere un canale ufficiale in cui noi parliamo della nostra attività aziendale, ma soprattutto del nostro stile, di quello che ci differenzia dagli altri.

Un sito web, inoltre, ti fa distinguere dalla massa dei competitor: in un mondo in cui molte persone si improvvisano professionisti, avere il sito web dà quella differenza quel senso di professionalità che molti non hanno. Secondo un recente sondaggio il 75% degli intervistati giudica la credibilità di un’azienda dal suo sito web!

Hai toccato un argomento interessante: molte persone hanno paura di inserire nei sito o nei social i feedback dei clienti perché hanno paura di risultare egocentrici, ma in realtà le testimonianze differenziano dagli altri quindi...

Già! Spesso ci troviamo ad avere a che fare con persone con cui non ci siamo visti dal vivo: per questo come possiamo mostrare che volto abbiamo, come ci muoviamo, qual è il nostro stile, se non attraverso immagini, video e testimonianze? Non è egocentrismo, è semplicemente un modo di dire: “Ecco, questo sono io!”

In una realtà in cui spesso non possiamo avere un contatto diretto e vederci dal vivo, è un modo di mostrare il mio stile, di far vedere un pezzetto della tua vita e del tuo modo di lavorare.

Oggi penso che sia molto importante far capire agli imprenditori che iniziano a lavorare su un social che... il social non è nostro. Troppe volte diamo importanza a TikTok, a Facebook o a Instagram, ma se ti bannano da quno di questi social tu perdi completamente tutti i tuoi contenuti ed i tuoi contatti. Quindi la cosa da fare è portare "fuori" le persone, in un luogo dove abbiamo noi il controllo: il nostro sito web.

In effetti il social è un canale, una finestra aperta per promuoverci: ma il nostro negozio, il nostro mondo, il nostro sito, non è il social.

…anche perché sui social quando noi pubblichiamo qualcosa ci sarà subito sotto il suggerimento dei contenuti della concorrenza!

Quindi, in tutti i modi dovremmo cercare di utilizzare questo grandissimo mezzo che sono i social media per portare l’utente a vedere i contenuti sul nostro sito, per portarlo nel nostro mondo, fidelizzarlo e fare in modo che si abitui a fare riferimento al nostro sito per i nostri contenuti.

In particolare attraverso una newsletter possiamo avere un contatto continuo e diretto con gli utenti che ci seguono, molto più che con i social. Gli utenti non devono abituarsi a trovarci per caso scrollando sulle bacheche social, devono venirci a cercare: dobbiamo attirarli.

L'altra domanda che ti voglio fare è questa. Sai, a volte si pensa che più si inseriscono elementi nella grafica di un sito, più il sito è attraente. Secondo te è meglio un sito più complesso o più semplice?

Se chiedi a qualunque grafico ti dirà: less is more!

Come avrai intuito io sono a favore della grafica semplice, ma non è solo una scelta “estetica”. Una grafica snella e funzionale evidenzia meglio il contenuto, che è il re del tuo sito.

So che i siti web con belle immagini, sfondi complessi, animazioni, possono essere indubbiamente più belli e far risaltare in alcuni casi il contenuto, ma meglio usarle con molta molta parsimonia: immagini grandi, sfondi colorati, animazioni, popup (questi ultimi soprattutto!) hanno dei grossi difetti:

  • tolgono risalto al contenuto
  • possono creare problemi di compatibilità con diversi browser e diversi dispositivi
  • appesantiscono il sito, lo rendono difficile da navigare e rendono il contenuto meno leggibile
  • Rallentano il sito e allontanano gli utenti: sembra una roba per fissati con l’informatica che misurano anche i tempi di caricamento della home, ma le performance del tuo sito web hanno un’importanza molto grande. Innanzitutto, perché secondo le statistiche il 30 % degli utenti abbandona il sito web se i tempi di caricamento eccedono i 4 secondi: se il tuo sito è lento perdi utenti, perdi potenziali clienti.

Ma non solo gli utenti in carne ed ossa: una grafica troppo pesante ti creerà problemi anche con i motori di ricerca: Google premia i siti che si caricano velocemente e si leggono bene, in modo chiaro, e penalizza siti lenti, siti poco leggibili e con gli odiatissimi popup! Soprattutto Google penalizza i siti non mobile friendly, cioè non correttamente visibili su tutti i dispositivi.

Di tendenza, la regola numero uno della SEO è se fai contenti gli utenti in carne ed ossa, farai contento anche Google! Alla fine, Google finge di essere… un utente. A volte ci riesce, a volte un po’ meno…

Quindi, cerchiamo di non “scocciare” l’utente con pop-up e animazioni. Cerchiamo di andare dritti al punto e di fidelizzarlo. Poi una volta che si sarà fidelizzato, tornerà. Se il contenuto è essenziale, se gli risolve i problemi, se gli svolta la giornata, tornerà.

La maggior parte delle persone apre i siti web dallo smartphone, quindi un sito deve essere ottimizzato per i dispositivi mobile, giusto?

In Italia circa il 41% degli naviga solo ed esclusivamente da smartphone. Quindi, se non ottimizziamo il sito per i dispositivi mobile, ci precludiamo una bella fetta di potenziali utenti.

Sempre rimanendo in tema di grafica, ho visto alcune aziende che inseriscono nel proprio sito centinaia di colori diversi. Quanto è importante anche avere un brand con dei colori e un'immagine precisa?

Il motivo per cui occorre avere un sito è apparire autorevoli e professionali, no? La professionalità si riflette anche nel non avere una grande accozzaglia di colori, di contenuti, di animazioni, ma di essere coerenti con la propria mission: coerenti nel contenuto, ma anche nell’immagine e nella user interface, che deve essere precisa, ordinata, agevolare la navigabilità da tutti i dispositivi.

Quando progettiamo una user interface, partiamo da un approccio mobile first, quindi creiamo il sito per gli smartphone e poi ottimizziamo per i desktop. Avere un sito web mobile friendly ha una grandissima importanza anche per la SEO.

(In effetti dipende anche molto dal target, perché per alcuni tipi di sito viene privilegiata l’interfaccia desktop, per alcune tipologie di business su business, per esempio, in cui si naviga molto sul computer durante le ore di ufficio).

Quali sono i 3 elementi che non possono mancare in un sito web?

La prima, ne abbiamo parlato, è la pagina “Chi sono”.

Meglio se una breve presentazione è presente in ogni pagina, magari nella barra laterale oppure nel piè di pagina. È importante che anche gli utenti che capitano per caso in una pagina qualsiasi del tuo sito, magari che arrivano da un motore di ricerca, oppure da un post condiviso sui social, capiscano subito chi sei e possano subito accedere alla famosa pagina “Chi sono”.

Nella pagina “Chi sono”, ed anche nella home page magari, sarebbe molto bello se inserissi anche delle testimonianze dei tuoi clienti, perché no, anche dei tuoi colleghi. Le testimonianze non sono un modo per vantarsi, tutt’altro: esse spingono i potenziali clienti a fidarsi di più di te, a comprendere sempre di più che non sei un “improvvisato”, ma un professionista.

La seconda parte più importante sono i contatti: è importante che siano in tutte le pagine, e magari anche in una bella pagina dedicata. Inserisci nel sito la tua email, il tuo numero di lavoro (se hai WhatsApp specifica che ricevi anche messaggi WhatsApp) e tutti i tuoi profili social di lavoro, ma solo quelli che presidiamo, quelli in cui accediamo tutti i giorni e rispondiamo sempre ai messaggi.

Infine, il terzo elemento che inserirei in tutti i siti è la call to action: cosa vogliamo che gli utenti facciano quando ci vengono a trovare sul nostro sito? Vogliamo che ci contattino? Vogliamo che ci telefonino?

La call to action è un link, di un pulsante o di un form che appunto spinga l’utente a compiere un’azione. Andrebbe inserita in home in bella vista!

Ma soprattutto, una call to action veramente efficace è quella che spinge a iscriversi alla tua newsletter o a lasciare il suo indirizzo per ricevere delle informazioni gratuite. 

Le persone che si iscriveranno alla newsletter saranno la nostra tribù, saranno la nostra cerchia, quella che dovremmo coccolare, che dovremmo contattare, con cui dovremmo tenere sempre aperto un canale di comunicazione: dobbiamo tenere viva l’attenzione di quelle persone, perché quelle sono quelli che ritorneranno e ci verranno a cercare, perché sono interessati a quello che gli stiamo dando. Insisti sempre sulle newsletter che contengono valore, ed eventualmente dopo un po’ di tempo potrai anche proporre delle offerte commerciali, degli sconti, delle offerte riservate. Attraverso il materiale gratuito mostri la tua professionalità; poi in un secondo momento puoi inviare via email una proposta commerciale.

Sì, io sono un super promotore della newsletter, perché in tutte le aziende che ho costituito in 30 anni di attività, grazie alle newsletter ho sempre potuto aumentare il fatturato e non solo: con un bagaglio di email o contatti che avevo creato, nel periodo del Covid, in cui molte aziende hanno perso fatturato, l'azienda che avevo nel settore vinicolo è riuscita a fare dei fatturati micidiali. Aanche alcuni ristoratori che conosco, proprio grazie alla newsletter hanno iniziato a pubblicizzare il loro servizio di asporto e hanno moltiplicato i guadagni. Per questo la newsletter è importante, perché quando il mercato è in crescita tutto procede bene, ma quando ci sono questi momenti di crisi, avere questo gancio con i potenziali clienti è fondamentale.

Il contatto diretto è anche quello che ci distingue in quanto piccoli imprenditori, in quanto professionisti, dai grandissimi del mercato.

Se io ti dico: Amazon; oppure Apple, a cosa pensi? Sono grandi aziende, sono “lontani” da noi. Invece noi siamo “vicini”, abbiamo un canale di comunicazione aperto, abbiamo un filo diretto con le persone che ci seguono. Rispondiamo. Ci facciamo vedere, ci mettiamo in gioco.

È complicatissimo rapportarsi ad una grande azienda, una mega ditta come quella di Fantozzi. È molto più semplice rapportarsi con delle persone, con degli imprenditori, delle piccole aziende.

Anche io ho visto bellissimi casi di piccolissime imprese che hanno operato sul territorio proprio durante la pandemia. Anche piccoli ristoranti che si sono buttati nell’asporto, che hanno creato dei servizi particolari proprio tenendo il contatto, con il mezzo della newsletter, dei gruppi Facebook, dei gruppi WhatsApp, hanno tenuto dei canali di comunicazione diretta con i clienti aperti e sono cresciuti anche durante la crisi della pandemia.

Noi abbiamo veramente l'oro in mano, con una cosa così semplice (se portata avanti nel modo corretto ovviamente), possiamo costruire veramente un nostro piccolo impero. Quindi, ragazzi, ascoltate il consiglio di Enza perché io sono un super fan della newsletter, quindi inserite sempre nel vostro sito il form di iscrizione e offrite sempre contenuti gratuiti.

…l’importante è non inviare un “volantino pubblicitario”, ma un vero contenuto di valore, che sia realmente di valore.

Sì, non dobbiamo mica fare i furbetti! Mi piace pensare che nel mercato ci sono 3 possibili risultati: sì, no e "Wow". Io voglio che le persone rispondano sempre "Wow"! Grazie per questi tre consigli micidiali. Abbiamo alcune domande. Allora, Mauro, che è un imprenditore di Milano che conosco, mi scrive: ha senso pagare Google per il posizionamento?

Su Google non si paga per il posizionamento, ma per la pubblicità, cioè per comparire nel box sopra i risultati di ricerca con la scritta “Sponsorizzato”. La pubblicità su Google ha senso, come tutte le pubblicità, se è inserito all’interno di una strategia di advertising e di pubblicità e più in generale di digital marketing. Tuttavia, non si tratta di SEO, ma di pubblicità: paghi per ottenere uno spazio pubblicitario e nel momento in cui smetti di pagare, smetti di comparire.

Dalla mia esperienza personale posso dirti che dipende molto dal settore in cui si opera, perché in alcuni settori l’asta delle pubblicità su Google è molto competitiva e questo fa lievitare i costi.

La SEO invece è diversa: se curo costantemente il posizionamento sui motori di ricerca del mio sito, senza pagare nulla potrò comparire nelle prime posizioni di Google.

Hai toccato un argomento importante che io specifico sempre a tutte le persone che lavorano con me: non è mai la singola azione che facciamo sul web a fare la differenza, ma un insieme di azioni che vanno inserite in una strategia; anche aprire un sito web o un ecommerce, non serve a nulla se non c'è una strategia dietro. Ok, ancora una domanda e poi ci salutiamo. Posso utilizzare delle landing page al posto del sito?

Le landing page vanno inserite all’interno del sito, perché di per sé il sito deve presentare cosa fai. Poi vengono le landing: ad esempio, se faccio advertising, non faccio arrivare le persone nella home page, la faccio arrivare in una landing, cioè una pagina che in pochi minuti di lettura dica chi sei e che servizio proponi. La landing page sta al sito web come il volantino pubblicitario sta al negozio.

Esatto, la landing page è il mezzo per catturare gli utenti, e poi dirigerli verso i propri contenuti. Magari nella prossima diretta andremo a parlare proprio delle landing pages, perché è un argomento molto interessante. Grazie Enza!

Grazie a te Valter, è stata una bellissima opportunità di confronto!

Condividi questo video e fammi sapere di cosa vorresti parlare nella prossima diretta

Ciriciao gente!

Enza