Google Gemini sta cambiando il modo in cui troviamo informazioni e il ruolo della SEO. In questo articolo scopri come adattarti ai nuovi risultati generati dall’intelligenza artificiale e come diventare una fonte autorevole per il tuo pubblico. perché La SEO non è affatto morta!
Se fai ricerche su Google e non ti affidi ancora alla Treccani per toglierti le tue curiosità ed ottenere informazioni, ti sarai accorto sicuramente di questo:

Ma cos’è sta roba?
Per molte ricerche, Google ha introdotto un box in evidenza che risponde alle domande dirette. Lo fa grazie alla sua intelligenza artificiale, Gemini, che fruga tra i siti web che ha scansionato e tira fuori le risposte essenziali. Alla tua domanda verrà data un risposta “rapida” in poche parole, con la possibilità di cliccare su Mostra altro per leggere degli approfondimenti sulla tematica.
Le intelligenze artificiali hanno ormai invaso la nostra vita di tutti i giorni. Qualcuno non si fida e già prevede futuri distopici in cui Gemini scatenerà una guerra nucleare e ci invierà Terminator a dare la caccia a Sarah Connor. Qualcun altro ha accolto la novità con forse troppo entusiasmo, fino ad affidare la propria salute mentale a ChatGPT e usarlo per sedute di psicoterapia.
Ma cerchiamo di mantenerci razionali: l’AI può apportare molti vantaggi, come nel caso dell’immagine qui sopra. Ho evitato di spulciare milioni di risultati e in un solo clic ho avuto la risposta alla mia domanda.
E qui sorge una domanda: ma se Google ci fornisce questi risultati, ha ancora senso fare SEO per il mio sito web?
…In effetti questa domanda sta facendo perdere il sonno a tutti gli esperti SEO (e anche a me che ci lavoro…) già da un po’. Appena questa novità è stata preannunciata tutti ci siamo chiesti cosa sarebbe cambiato. Consideriamo i dati: già prima di questa novità solo il 30 % degli utenti andava oltre i primi 3 risultati di ricerca, e uno sparuto 10% arrivava alla seconda pagina.
In questo scenario, se un utente ha già avuto la risposta alla sua domanda, perché dovrebbe scorrere la pagina dei risultati di Google e cliccare sul nostro povero link dimenticato?
Poi quello che temevamo è successo, la novità è stata implementata e… non è accaduto nulla di catastrofico. Anzi.
Abbiamo scoperto che non c’è motivo di smettere di lavorare sulla SEO, perché il lavoro che abbiamo fatto sui nostri siti (e continuiamo a fare) non è stato tempo buttato. Questo per 2 motivi principali.
Il primo è che Google è molto cambiato grazie all’AI, ma per dare le sue risposte utilizza ancora dati presi dal web (solitamente dai primi 10 risultati della sua ricerca su quell’argomento). Quindi, quando fai una ricerca sul motore ti viene fuori una risposta, e quella risposta è suffragata da una o più fonti (le iconine a forma di link e le finestrelle informative che compaiono nell’AI overview). Quindi da oggi la SEO per il tuo sito è finalizzata a comparire tra le fonti autorevoli, oltre che sotto, nei risultati di ricerca veri e propri. Ma a quanto pare, se sei tra i risultati lì sotto, molto probabilmente sarai anche nelle icone-link di sopra.
Il secondo motivo è che la risposta “immediata” che mi fornisce Google AI overview è molto precisa, ma solo sulle domande “semplici” e dirette. Se chiedo “Quanti anni ha Sergio Mattarella?” oppure “Quando è stata fondata la Treccani?” mi darà una risposta precisa e veloce. Se chiedo argomenti più articolati, opinioni, riflessioni, magari qualche idea me la dà, ma non è ancora molto “ferrato”. E per gli utenti è ancora importante avere la risposta da una persona in carne ed ossa. O meglio ancora, dal sito di cui si fidano, che hanno già letto, di cui apprezzano lo stile e l’originalità.
In sintesi, qual è lo scopo dell’intelligenza artificiale secondo Google? Evitare gli articoli mediocri.
Hai presente quando scrivevi nel motore di ricerca “Quando è stata fondata la Treccani?”. Magari ti veniva fuori un articolo di un sito dal titolo esatto di “Quando è stata fondata la Treccani?”, lunghissimo, estenuante, con una serie di dati inutili e ridondanti e solo alla fine, dopo aver letto 6 paragrafi e aver scoperto pure la taglia di pantaloni di Giovanni Treccani, trovavi la frase “La Treccani è stata fondata nel 1925”.
Ecco, Google vuole evitare quello e far sì che in pochi secondi tu ottenga la risposta che ti serviva e possa riprendere la tua vita.
Quindi, se scrivevi articoli lunghissimi, ripetitivi e noiosi con l’unica speranza di posizionarti nei motori di ricerca, smetti subito. Anzi, avresti già dovuto smettere, perché già prima Google sfavoriva questo tipo di contenuti. E se anche in passato i tuoi articoli fossero riusciti a superare le maglie dei controlli del motore di ricerca, adesso c’è ancora meno probabilità che ciò accada.
Ricapitolando: la SEO ha ancora importanza? Sì, ma ancora di più è importante che tu ti posizioni nella mente dei tuoi utenti, in modo che vengano a cercare proprio il tuo risultato tra tutti gli altri.
L’unico modo per diventare una fonte e contemporaneamente essere preferito dagli utenti in mezzo agli altri risultati è scrivere contenuti utili, belli, originali, interessanti e che apportino valore nella giornata di chi ti legge. Se questa è la tua linea editoriale, per te sarà anche meglio perché potresti veder scomparire tutti i tuoi competitor che scrivevano articoli vuoti e noiosi solo per la SEO e magari riuscivano anche a comparire prima di te per le tue parole chiave!
Nei miei precedenti articoli ho sempre detto che la regola più importante della SEO è: scrivi per le persone, non per i motori di ricerca. E questa regola è più che mai valida adesso 😉
Nota: questo articolo, come tutti gli altri articoli del mio blog, è stato scritto senza utilizzare l’AI. Non perché sono tra quelli che odiano l’intelligenza artificiale e paventano l’arrivo di Skynet, ma perché scrivere mi piace, lo faccio volentieri, e finché ho un’intelligenza “naturale” continuerò a usarla per le mie passioni.



















